La propaganda è come un sudario che copre tutto, prima ancora che accada. Uomini e pietre, dubbi e verità, gli attriti e le casualità nella catena di comando con cui si è arrivati alla decisione. Se il generale Tuker non si fosse ammalato. Se Francis Tuker, chiamato “Gertie”, non avesse disprezzato così profondamente tutti i suoi superiori definendo il generale Freyberg “un somaro ostinato”, il generale Clark “un vistoso ignorante”, il generale Alexander “una ruota di scambio indolente”. Se non avesse avuto tutto il tempo per leggere e rileggere la descrizione dell’abbazia sino ad assaporarne lo spessore delle mura, il numero e la collocazione delle finestre, la resistenza del portone che rappresenta l’unico suo accesso. Se la quella presenza bianca non si fosse impossessata delle sue notti come il fantasma della balena al capitano Achab, – qualcosa da abbattere, quando non rimane altro-, se non si fosse convinto che il monastero era una fortezza, ribadendolo al suo medico e forse persino ai suoi valorosi gurkha o indiani che d’ora in avanti avrebbero obbedito a un altro.

Ho capito che il razzismo è semplicemente poter decidere chi sei, poterti mettere fra i negri anche se sei bianco.

Solo quando si fermò in cima, Rapata si ricordò che tutti i cimiteri di guerra che aveva visto, presentavano, per quanto concernesse l’erba, lo stesso aspetto, solo che quelli non li aveva calpestati, ma solo visti nei film dove, tra l’altro, custodivano quasi sempre i corpi di caduti statunitensi. Non era colpa degli inglesi, quindi, stavolta, semplicemente si usava così e basta, come se per preservare adeguatamente le spoglie dei militari, la stessa natura andasse messa in riga e uniformata. Leggi il seguito di questo post »

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Il resto del tempo è come se nelle vene gli pulsasse il ricordo di lei ricoperto di polvere di vetri rotti. Il mio cuore trasparente di Veronique Ovalde (minimum fax, 2010) racconta la storia d’amore di Lancelot e di Irina. Lancelot corregge bozze e Irina gira documentari. Lancelot è un uomo a cui piace che le cose si perdano perché gli fanno pensare con moderazione all’esistenza di dimensioni parallele, Irina lo aspetta con un vestito di vinile nero che avrebbe scricchiolato a ogni minimo gesto ricordandole ogni volta la sua rabbia, se lui non avesse bussato di nuovo alla porta. Poi Irina muore, forse ammazzata, e Lancelot vuole capire come e perché. Se Il mio cuore trasparente fosse solo una storia d’amore, sarebbe struggente e quando Lancelot bacia la pelle di Irina o la guarda parlare con le amiche alle feste degli amici di lei, farebbe pure crocchiare il corpo che ci avvolge il cuore, se fosse solo un romanzo giallo, sarebbe avvincente e pieno di suspence, se fosse solo una bizzarra favola di ecologia somiglierebbe leggera e in qualche senso a Oh! Serafina! di Giuseppe Berto, con Lancelot nel ruolo di Serafina. Con Lancelot che ha i passi sospinti da Se tu vuoi fare l’amore con me io sono felice. L’amore è conoscenza e io vorrei sempre più conoscerti. Se fosse solo un romanzo intimista su un uomo geloso e che teme il possesso e i suoi strali, sarebbe un ottimo romanzo ottocentesco con un eroina uomo. La verità però è che Il mio cuore trasparente non ha bisogno di specifiche. Il mio cuore trasparente una volta aperto ti trascina con una impellenza e una solidarietà di difficile analisi. Perché è una storia di assoluto, e l’assoluto commuove, perché tutti, almeno una volta nella vita abbiamo incrociato i passi di una persona che ci ha fatto intendere quanto la vita, fino a quel punto, sia stata un enorme buco, perché tutti, quando quei passi si sono imbrigliati, abbiamo temuto che quell’incontro fosse fuori tempo, troppo presto o troppo tardi, ma siamo andati a vedere comunque, perché tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo perso e pensato come Lancelot non mi metterò a piangere comunque, e invece, ci ritroviamo talvolta con gli occhi umidi. Tutto questo, e di più, Veronique Ovaldè, lo scrive in una lingua che oltre a essermi assonante e a entusiasmarmi, oltre a sospendere corsivi e virgolette, ha il colore della realtà che in ogni sua forma è sempre la prima meraviglia e la prima narrativa. Lancelot prende le sue medicine, quelle che dovrebbero tranquillizzarlo e suscitargli solo pensieri leziosi con un filtro rosa neonato.

V. Ovalde, Il mio cuore trasparente, minimum fax (2010), 13,50 euro, pp. 217.