i due inglesi (e il continente)

19 ottobre, 2007

gli anni fulgenti di miss brodie
Non adesso che sono nel mio fulgore. Perché la pasta cresca ci vuole il lievito. Datemi una bambina ad una età influenzabile e sarà mia per la vita. Jean Brodie è una bella donna snob e forse dall’aspetto algido che insegna in una scuola elementare di Edimburgo a bambine che hanno quasi tutte dieci anni e la adorano come fosse cioccolata in un mondo di gelatine alla frutta. Le metafore dei bambini sono semplici e indicative e Jean Brodie lo sa, anche se Sandy è diversa. Sandy pensa e scrive e tradisce e odia non come una bambina umana ma piuttosto come una Giunone olimpica che non riesce a mandar giù le fattezze di Afrodite. Ma non c’è mitologia in questo libro che non sia costruita passo dopo passo racconto dopo racconto e sotto gli alberi del cortile da Miss Brodie che descrive i suoi amori come nodi attraverso i quali la storia tutta, della guerra e della conquista e del non ritorno, si spiega e diventa esempio, e avvolge pure. Sandy fa parte del gruppo della Brodie e indossa il cappello perché è una studentessa della Marcia Blaine ma se lo tira indietro fino a sfidare ogni legge della statica affinché i piccoli occhietti vispi che si ritrova non siano coperti dalla falda. Sandy è guardinga e le sue compagne pure perché a scuola non vogliono Miss Brodie, da sempre. Miss Brodie ha un metodo di insegnamento moderno, parla delle prime ballerine e delle stelle del teatro. Appartenere al suo gruppo significa accompagnarla a teatro o essere invitate a prendere il tè a casa sua, parlare di pittura di viaggi in Italia e di fascismo, significa speculare d’amore e poter osservare il professor Lowther e Teddy Lloyd accorgersi del fulgore di Miss Brodie e tentare di coinvolgerla coi pensieri e col corpo. Significa anche essere malviste dal resto delle coetanee perché essere educate per appartenere alla creme de la creme significa percorrere tratti di strada in solitario. Appartenere al gruppo della Brodie potrebbe dire confondersi con Miss Brodie. Spark costruisce con sei personaggi e variazioni una storia acida e ironica che in un crescendo di cattiveria senza spargimenti di sangue e sprazzi di giallo dimostra che l’unica arma da fuoco inarrestabile è la fanciullezza che diventa adolescenza e dissecca prima di maturare al sole. La sua prosa è impressionante perché documentaristica, è lineare e limpida tanto da sembrare assente e apparire fredda elencazione. Ma non è vero che la sicurezza viene prima di tutto. Bontà, Verità e Bellezza vengono ancora prima. Seguitemi. M. Spark, Gli anni fulgenti di Miss Brodie, Gli Adelphi (2005), pp.140, € 7,50.

nudi e crudi
Senza moquette. (…) Ma nessun caso aveva mai la stessa compiutezza, la stessa totalità a dir poco epica del loro; di questo era certo. “Tutto” disse a Gail, la sua segretaria di vecchia data. “Tutto fino all’ultimo spillo”. I Ransome sono usciti per andare a teatro, a vedere Mozart, Mrs Ransome ha indossato la collana di perle e un vestito da sera Mr Ransome il sospetto che nessun “dal vivo” possa davvero detronizzare le esecuzioni limpide che escono dal suo impianto stereo perfettamente equalizzato. Nemmeno questa, e infatti la sera del Così è uguale alle altre. Almeno fino a quando non rimettono piede in casa e della casa non trovano più nulla. Non un ninnolo, non lo sformato in forno, non il forno e tanto meno la moquette, non un telefono o la carta igienica sfumata d’azzurro. La casa è vuota e le mura sono solo deboli contrafforti per l’immenso scoramento. È sparito anche il bollitore. Mr Ransome esce per chiamare la polizia perché è un avvocato e sa cosa fare, Mrs Ransome si accuccia sul pavimento, lì dove aveva lasciato il letto, per riposarsi dalla sensazione di essere stata esiliata da se stessa. Mrs Ransome piange e senza averne contezza respira. Così come deve essere. Senza contezza. Quanto respira Mrs Ransome, mentre riflette, nella sua maniera pratica che consiste nella concatenazione di fatti oggettivi, sul fatto che il furto è così eccessivo da sembrare uno scherzo. Mr Ransome dice che scherzo non è la parola adatta perché questa desolazione non fa ridere. Alan Bennet con una prosa esatta caustica e liscia come gin senza ghiaccio ci catapulta nella disavventura umana di una famiglia borghese senza figli ma con infinite idiosincrasie. La storia è esatta e allucinatoria e suscita tutta l’ansia di condividere con i protagonisti l’esperienza di un furto, o di un sopruso. Una volta mi hanno rubato il portapenne. Anche se il problema vero è che, nonostante la casa su Regent’s park sia vuota, non si capisce cosa sia stato rubato ai Ransome che comunque avevano una assicurazione per ogni fronzolo silverplated. Tranquillità, nido, cibo, risa, musica, cosa? Si potrebbe ipotizzare. Se non fosse che la tranquillità dei Ransome era costruita su silenzi, una boccetta di tintura per capelli e stipata dietro a L’illecito in maniera di salmone, se non fosse che la polizia tarda ad arrivare ed è refrattaria ad interessarsi a un dramma così. Se non fosse, la sera del Così sarebbe stata davvero una sera come tutte le altre. I Ransome non avevano figli e probabilmente, non fosse stato per Mozart, si sarebbero divisi già da anni. A. Bennet, Nudi e crudi, Piccola Biblioteca Adelphi (2001), pp. 95, € 7,00.

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