con un Berto entusiasmo

25 ottobre, 2007

anonimo veneziano
G. Berto, Anonimo Veneziano [1976], BUR (2005), pp.133, € 6,80.
Dove mi porti? Qui vicino vedrai. C’è una lei e c’è un lui e potrebbero essere chiunque e il figlio che hanno in comune pure un libro scritto a quattro mani o una casa costruita insieme, mattone su mattone. C’è Venezia che muore e galleggia e insegna che la putredine cresce consustanziale alla maraviglia e c’è la penna di Berto che narra in un indicativo presente che invece di rassicurare rende incerti. Anonimo Veneziano è una storia senza uscita. Il pretesto è la definizione di un divorzio e il tentativo di colmare un tempo passato, che è una distanza e un cambiamento. Lei è bellissima e vive con un altro e lui sta suonando quello che deve essere il pezzo migliore della sua vita. Non è uno scommettitore eppure sa che questo è il pezzo migliore della sua vita. Lui la ama ancora e lei lo sa e andrebbe al letto con lui se non fosse che insieme non è più possibile andare da nessuna parte. C’è un treno da prendere e una stoffa di broccato d’oro in cui avvolgere le lacrime che si sono dovute inghiottire per un integralismo dello spirito che ha distrutto anche l’amore di sé. Berto è crepuscolare e riesce a rendere candidi i sentimenti cattivi e a nobilitare egoismo e invidia e possessione. È insopportabile, leggetelo.

oh! serafina

G. Berto, Oh, Serafina! [1972], Rizzoli (1986), pp. 142, (esaurito)
Il compromesso, affermava lo psichiatra, era l’ideale punto di incontro tra l’individuo e l’ambiente, consisteva nel non prendere le cose a testa bassa come un toro e rompervisi contro le corna, ma nel prenderle per il loro verso, aggirarle se necessario, e andare oltre. Giuseppe Berto costruisce una storia che ha per titolo il nome di un personaggio biondo e speziato e per sottotitolo il suggerimento che tutto andrà come deve andare perché Oh! Serafina! è una fiaba di ecologia, di manicomio e di amore. L’ecologia ha a che vedere con una fabbrica di bottoni d’osso e madreperla, il manicomio con un passaggio coatto dal proletariato furbo alla borghesia sazia e l’amore con una tenuta nelle campagne intorno a Pavia e col tempo che riprende a scorrere. Sembra strano, ma è così, molto imbrigliato e complesso e anche buffo e scorretto e sonoro perché c’è un uomo che ama il corpo di una donna che d’altronde non ha anima e un bambino che nasce senza padre ma che lo ritrova attraverso il cip cip degli uccelli e un pezzo di pane e formaggio e, alla fine, un’altra donna assisa come un buddha delle periferie in un corridoio d’ospedale tra suffumigi di ammonio che è la chiave di tutti i riscatti e, dal canto suo, ogni riscatto, da un fischio a un “becco” a una furberia a una ferita tra padre e figlia, chiude una porta con un passato incerto e ne apre un’altra su un futuro assolato di possibilità. “Se tu vuoi far l’amore con me”, essa disse, “io sono felice. L’amore è conoscenza, e io vorrei sempre più conoscerti”. Cercatelo nelle biblioteche e respirate!

 

One Response to “con un Berto entusiasmo”

  1. lei Says:

    Tanto tempo fa avevo visto un pezzo di teatro magnifico basato sulla storia del’Anonimo veneziano, ma non trovavo chi era l’autore. Un teatro veramente anonimo, come il titolo… chi pero, ha fatto piangere una centaia di spetattori quella sera. :-) Grazie per questa informazione! (Adesso mi rimane ancora da trovare il compositore della musica che l’acompaniava… uff..)

    ***

    figurati sophie!
    c’è anche un film tratto da anonimo veneziano di berto. anzi è il libro che è nato dalla sceneggiatura del film. questa dovrebbe essere la freccia degli eventi. alla prossima lettura allora.
    chi

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