per titoli e colloquio

6 novembre, 2007

curriculum atipico di un trentenne tipico
Se lei mi stesse ascoltando mi domanderebbe qualche chiarimento
Domani devo ricordarmi di prendere i fogli per fare il bianco perché questi di oggi, così pieni di parole, non vanno bene per tarare il colore. Facciamo il bianco allora. Questo non è un romanzo, è un curriculum, e quindi non cerca lettori ma un collocamento. I lettori sono esseri liberi e indipendenti e leggere non è quasi mai un lavoro. Tuttavia li trova, e parecchi e talvolta trentenni. Questo oggetto narrativo trova i lettori e li stipa in un organizer, un fascicolatore, un portadocumenti o una busta di plastica trasparente. E può essere trasmesso brevi manu. Anzi sarebbe meglio. Ho due cose da dire. Curriculum atipico di Fabrizio Buratto è uno scritto che colloca i lettori e Nella plastica trasparente ci si sente quarti di bue. Sensazione che in sé sarebbe pure mitica se non fosse che i quarti di bue stanno appesi e gli hamburger, solo gli hamburger, tutti più e meno uguali, tutti a grana più o meno grossa, avvolti nella plastica trasparente. E languono nelle vaschette. Dopo aver letto Curriculum atipico si vorrebbe tanto riposare in una vaschetta di polistirolo bianco, per stare più freschi e isolati dal mondo. E non sentirsi così come ci si legge. Colti vessati e naturalmente inclini al malumore e al fatalismo. L’alienazione è l’inizio ed è quando la composizione assomiglia ancora a una compilazione e la narrativa alla vita. Poi comincia il viceversa dei giorni nostri dove gli accadimenti si succedono e rincorrono e affastellano così rapidamente da fornire ai passanti l’impressione di uno smodato vaudeville. Perché io passo nella vita di Buratto e rido come lui della mia come te della sua e della mia e così, possessivo dopo possessivo, pronome dopo pronome, anello dopo anello giù fino allo sciacquone. Perché non è possibile che un giovane studioso sia costretto dai propri titoli e che la flessibilità intellettuale sia indice di mancanza di specializzazione, e che quattro giovani uomini siano sbattuti in una non ben identificata ma assai ecologica legione a smaltire una dose di servizio civile davvero stupefacente e nemmeno che rimborso spese diventi sinonimo di stipendio e andare avanti e indietro con una telecamera e senza dormire afferisca alla sfera di definizioni della vita bella e riuscita o che la metropolitana, anche se ben ramificata, acquisti un ruolo di dea ex machina. Ho due cose da dire. Questo è sottosopra e Questa esistenza è una parodia di molta pedante letteratura di protesta. Ed è la nostra. Con un limite piccolo piccolo o forse solo giovane e cioè la tensione alla verosimiglianza e alla geografizzazione umana sociale e lavorativa degli accadimenti. La corsa a dire è tutto vero l’ho visto con occhi e occhiali. I miei. La verità, che pure lega il lettore trentenne o meno, è forse l’unico vero limite dello scritto di Buratto che pure si regge su una struttura originale ed è scritto in una lingua fluente e ironica. Scusi, signorina, se ho corredato il racconto dei miei pensieri, ma i pensieri sono importanti, come le idee, altrimenti lei non si può fare una idea precisa di me, si troverebbe davanti a mere diciture: operatore di ripresa, operatore ecologico, giornalista, antennista, fotografo, latitante. Se lei mi stesse ascoltando mi domanderebbe qualche chiarimento, credo.
F. Buratto, Curriculum atipico, Marsilio (2007), pp.128, € 11,00. [http://www.fabrizioburatto.it/]

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