après moi

28 gennaio, 2008

copertina mosca più balena

Il pregio di certa letteratura è l’immediatezza. Le parole fresche, dissetanti, la fiducia nei dialoghi e nel dialogo come strumento di redenzione e miglioramento. Quasi metro della possibilità del passaggio. I personaggi di Parrella parlano tutti e molto. Poi a volte si fermato si rispecchiano in una strada una canzone un pavimento una idea o un fremito. E proseguono. Evolvono. Diventano altro. Mai altro da sé però. Come se un individuo contenesse tutto. Fosse pura potenza. Le indecisioni sono potenza e le approssimazioni lo sono. Qualsiasi momentanea stasi in un percorso ancora potenza. Comunque. Mosca più balena è un catalogo di donne. Forti sole stralunate insoddisfatte e di un uomo delicato per cui tutto il tempo è la canzone di Enzo Avitabile Asteco e Cielo. Caratterizza Parrella con una penna che ha i tratti spessi del chiaroscuro del ritrattista di strada la sopita o feroce voglia di uscire da quello che si è e per cui si è. La figlia inerziale di due intellettuali per i quali i nomi dei vicini sono storpiature parossistiche di filosofi francesi lascia un direttore d’orchestra e sposa un venditore di pelli più simpatico che laido e si ritira (o si confonde?) in un’India anche solo formale conservando per sé sola la snobistica possibilità di leggere Bukowski in originale. ‘Uappatella fiore d’acciaio smalto rosso e vestito maculato dei Quartieri, capace di ragionamenti affilati e di giudizi esatti sul cuore e le intenzioni degli uomini, dal particolare concreto del nomignolo dialettale passa al generale astratto di Signora. Vera, sognatrice stanca o moglie definitiva, acquattata in una quotidianità scandita e sezionata dalla regolarità dei numeri e forse tollerata grazie alla, cala con freddezza i punti necessari ad un tavolo estivo di scala quaranta ed in un’altra vita. Ma da un certo momento in poi pensa ad altro. Vera guardava la sua calma piatta avvolgerle i passi. La retta tetragona Adriana ha avuto la vita fanciulla amputata della presenza dei genitori. Aveva quindici anni e le chiavi le bucavano le tasche mentre le sue amiche lottavano per averle. E i genitori intossicati dai fumi dell’Italsider. Tenta con i mezzi leciti di smantellare il mostro di ferro e mattoni come per aderire ad un superiore senso di giustizia. Esserne fautrice e beneficiaria. Il passato si intreccia con un futuro ancora potenziale e mette in stallo il presente. Le sue relazioni e la sua realtà. E poi c’è Passaggio. Che inganna. Sembra un racconto polifonico e non lo è. C’è una donna ancora richiusa in una realtà che è stagnante ma nel contempo ad ogni stagione mutevole. La giovane dottoressa è laureata e precaria, insegna in una scuola elementare dove il rombo degli aerei prevale sul vociare dei fanciulli. Non è giusto. Ma io gioco per vincere, a trentadue anni, e non mi prende nessuno. Sua madre è morta e di lei è rimasta una siepe che diventa la misura delle interazioni mancate di quelle possibili e attesta in qualche modo la stabilità vacillante del posto di lavoro. Incontra al casello una regina nera con un bambino li porta a casa per un indotto senso di colpa o come se fosse l’unica cosa possibile. Non sanno dove andare non possono dormire per la strada. Ne incontra in palestra un’altra e la vorrebbe intorno perché da quando l’ha vista la vita sembra avere assunto tinte manieriste. Sarà il carattere forte di Paola, la sua abilità negli esercizi in palestra, la sua ferrigna dedizione ad un progetto per migliorare un poco la realtà circostante. Sarà Paola così vitale. Sarà. Ma l’appartamento è grande per entrambe. È impaziente, si stanca, fa un viaggio da un amico che forse avrebbe potuto essere qualcosa di più e torna incinta. Paola butta via un pacchetto di sigarette ma resta. Tutto bene. Anche con la regina nera e il piccolo Dummì. Il linguaggio è leggero e la parlata dialettale si mescola a costrutti e termini italiani. Ne viene fuori una lingua accessibile a tutti con punte di ironia e pause di riflessione. Parrella gioca con i tempi verbali e crea spazi per i suoi personaggi e per il lettore. Per incastrare la vita di ognuno in questo strano valzer dove tutto muta e i personaggi restano. Perché gli uomini sono forti le donne flessibili e Napoli che si intravede filigrana lungo tutto il libro è accogliente. Difficile caotica ma accogliente.
V. Parrella, Mosca più balena, Minimumfax (2003), pp.103, € 9,00.

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