libri di genere… vittoriano

14 aprile, 2008

copertina ladra

Se i miei pensieri fossero martelli o piccioni, sarei libera diecimila volte. Ma i miei pensieri erano più come veleni. Ne avevo così tanti che mi facevano stare male. Ci sono due ragazze, un castello, una donna che cresce bambini, un uomo immobilizzato dai libri e dal ruolo, servitù invisibile, espedienti geniali, ladri e ricettatori resi appena vigliacchi e silenti dalle acque melmose del Tamigi. C’è un passato che sta prima delle cinquecentodieci pagine di Ladra e che a fatica riaffiora e qualche volta suppura. Il passato quando risolve, rompe e condanna. Anche se l’unica colpa è quella sancita dalle convenzioni degli uomini e del loro censo. Non ci sono bugie solo invenzioni che sostituiscono perfettamente una realtà ad un’altra. Senza intersecarsi. Una donna bussa a una porta, è incinta, mette al mondo una bambina, la donna scompare la bambina cresce. Una bambina cresce. La potenza dei bambini è quella di crescere indipendentemente dall’articolo determinativo o indeterminativo che si utilizza per identificarli. Sue e Maud vivono all’oscuro l’una dell’altra, una in un castello l’altra nella casa dei ladri e degli assassini. Una pudica e protetta nonostante tutto l’altra libertina e riflessiva a dispetto delle mura di pietra. C’è un errore di percezione, c’è odore di frode. Come è possibile che la furbizia attecchisca in una durata senz’aria e senza tempo, in una brughiera distante dalla corruzione del mondo? C’è un inganno che è una scatola cinese e che richiede sedici anni e libri che bruciati riscalderebbero assai meno. Che libri? Di quante storie ha bisogno un solo uomo?. Sue e Maud si incontrano e le realtà si intersecano e cominciano a contraddirsi. Ma come uno scricchiolio. Senza crepe apparenti. Sarah Water costruisce un romanzo paziente. Scrive di gente che, incurante del tempo e delle devastazioni che il tempo impone a corpi cose e animi, rimane uguale a se stessa, motivata motivante e imperterrita. Costante. Paziente. Ladra è un romanzo in attesa, l’autrice comprime, con la sua letteratura appassionante, una molla, lentamente, e pare quasi che non voglia farla più scattare, che non sia più in grado. Pare che il tempo e la costanza, pur mantenendo saldi i propositi dei personaggi, abbiano deformato la molla e la letteratura rendendola palude. Pare ma non è. Altro inganno. E fa tutto questo con una scrittura accattivante leggibile e quasi poliziesca. È carta moschicida per gli occhi. Provare per leggere. S. Waters, Ladra, Ponte Alle Grazie (2003), pp. 510, € 18,00.

copertina affinità

In due anni mi sono trasformata in una zitella. C’erano molte zitelle oggi mi pare… più certamente, di quanto ricordi. Forse, però, è lo stesso per le zitelle e i fantasmi: si deve appartenere alle loro schiere per scorgerne la presenza. Waters ci invita ancora nel suo salotto vittoriano debordante, con classe infinita, di aristocratiche inquiete e problematiche, di storie piccole e forse intuibili (ma Dio non voglia che se ne parli!) di rapporti frantumati dalla struttura sociale e dai modi del vivere, di famiglie che stritolano gli individui nel tentativo perenne di proteggerli dalla vita di fuori. Dal mondo. Se non fosse che. Ogni uomo è un mondo ogni stanza è un mondo, in questo romanzo anche il carcere di Millbank è un mondo. Margaret Prior è una giovane donna colta e delicata che pare quasi incapace di muoversi tanto è concentrata su un pensiero di un passato che non può tornare e su un presente che non avrebbe dovuto essere ma che figlia e cresce e mette denti e rallegra l’ambiente circostante. Helen ha un bambino. Margaret ha un fratello che ha sposato Helen e una sorella che sta per sposarsi e andare in viaggio di nozze in Italia. Anche Margaret avrebbe dovuto ma suo padre è morto e la vita diventata stanziale e i libri polverosi e sua madre querula. Selina Dawes è una giovane donna che se pure non avesse poteri da medium avrebbe intenzioni e quand’anche decidesse di mutare intenzioni o di lasciarle in un cassetto a seccarsi avrebbe una cameriera fedelissima pronta a rammentarle ogni passo del suo percorso di vita. Ogni passo e ogni proprietà. Selina Dawes è rinchiusa nel carcere di Millbank per truffa e aggressione e certamente, pensa il signor Shillitoe, caro amico del padre di Margaret, Alla signorina Prior farebbe bene uscire da questa casa e avere uno scopo nobile come è certamente quello di ricondurre sulla via del pentimento le donne perdute del carcere. Se non fosse che. Ogni carcere, e questa, è una perdizione comunque, così alienante… dall’architettura fino alle pusillanimità costrette degli animi delle guardiane. Margaret Prior è intelligente sensibile ed è osservatrice. La sera per dormire prende il cloralio o il laudano. Helen si è sposata. Selina Dawes assisa sulla sedia della sua piccola cella come potrebbe esserlo al centro di una cattedrale è solo uno strumento… degli spiriti. Gli spiriti sono intenzioni se non raggiri. Waters ci conduce nella microstoria dello spiritismo vittoriano, ci guida, col lumicino prepotente di una vicenda che lascia curiosi e senza fiato quanto un thriller, nelle pieghe polverose e voluttuose dello spiritismo vittoriano con una prosa semplice immediata e ricca di metafore elaborate. Affinità non ha un plot potente e inimmaginabile come Ladra, non mostra una abilità luciferina nella manipolazione delle storie e nel ribaltamento del punto di vista ma descrive ottimamente i turbamenti dell’innamoramento, gli inganni del cuore e degli occhi, l’asma della passione irraggiungibile, i singhiozzi del corpo e del ventre, le aspirazioni al cambiamento che pur sfiorando la mente di tutti, divengono atti solo in opportune condizioni al contorno. Alcuni leggono alcuni scappano. Un libro può trattare qualsiasi argomento strano, ma almeno si sa sempre come voltarne le pagine e leggerle. S. Waters, Affinità, Ponte alle Grazie (2004), pp. 414, € 14,50.

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