Bloccando i movimenti

28 aprile, 2008

Leggo di notte a lungo/ d’inverno non so ancora. Gli anni della pioggia di Carlo Carabba è una raccolta poetica che somiglia a una sospensione. Dagli amori, dagli affetti, dalle parole e pure da quelle sfumature che si immaginano dare corpo a persone e oggetti. Definire gli oggetti per la loro/ funzione, fornire criteri/ in base all’uso, è insegnamento antico./ I colori di questi singhiozzi con figure sono infatti pieni e lucidi, quasi smalti, stesi a pretendere limpidezza di visione, esattezza scritta, realismo bidimensionale di parola scura sul foglio candido. Da qualche parte è apparso l’uomo,/ ha imparato a camminare/ e a costruire. S’è staccato/ dal suolo, verso il cielo./ Ma il suolo l’ha seguito/ e ogni età batte più in alto il piede,/(…). Tuttavia alla nitidezza spavalda e contemporanea di catalogo degli idoli, di album delle figurine, si affianca il tono della lingua che è, per contrasto e per converso, sfumato e nostalgico. E infatti Gli anni della pioggia è una raccolta di contrasti. E se il mio corpo ne abbracciasse un altro/ penso che piangerei. Il novero dei giorni, la ripetizione degli sguardi, delle strade famiglie e di sé qui echeggiano di (c)toni nostalgici. Carabba ricorre a versi altrui, direttamente o al complemento, a formule e costrutti astronomici, intreccia, con guizzo primaverile, parentetiche narrative e juvenili al ritmo analogico e insaziabile di uno snake nokia. (…) E mentre mangia/ tocca la soglia critica la passa/ il suo corpo diviene/ figura, vertigine di segmenti/ che paiono conformi/ a scopo senza scopo./ O si interroga sulla Semantica dell’amore concludendo con Purtroppo l’italiano/ ha un amore soltanto, e doloroso/ laddove, alla medesima interrogazione, Yourcenar rispondeva che gli italiani sono gli unici a poter utilizzare, come declinazione dell’amore, anche Ti voglio bene. Gli anni della pioggia è quindi un flabello colto e composito e Un giorno sarò morto e intanto vivo.

C. Carabba, Pequod, Rive, pp. 64, € 7,50.

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