Questo mondo nuovo pesa un nanogrammo

19 maggio, 2008

copertina gli dei di pietra

“Io non sono una principessa e le mie lacrime sono uguali a quelle di tutti gli altri”. “Non è vero, Billie. Sono solo tue”. Gli dei di pietra è una scrittura in forma di dittico. A destra c’è il romanzo che Jeanette Winterson continua a scrivere con alterne vicende, fortune e intenzioni da Arte e Menzogne in poi, a sinistra una dolorosa fantascienza ambientata in un oggi a venire dove gli uomini hanno avvelenato il mondo e il mondo soccombe. Sono sopravvissuto al sistema decimale. A destra c’è una donna minuta e insicura, Billie Crusoe, che è sì uno scienziato ma ingaggiato per perfezionare un indice di gradimento, per migliorare qualsiasi cosa le venga chiesto di migliorare. E non si tratta di reazioni o formule ma di qualità della vita. Siccome è un romanzo che Winterson ha già scritto la donna minuta si strugge perla bellezza del mondo e la bellezza del mondo condensa in un’altra donna. A sinistra c’è un mondo che muore e che tende a replicare se stesso in una specie di verticalizzazione dei mondi possibili di Leibniz che in Gli dei di pietra non stanno uno accanto all’altro ma piuttosto uno dopo l’altro. Pessimisticamente, statisticamente sempre i peggiori possibili. Il peso di questo mondo è la sua disperazione. In mezzo, tra le due pale, tra la bellezza che soggioga e il potere che stritola stanno, due cerniere. La prima è un robot che ha fattezze di donna-e-che-donna! e si chiama Spike. E non è un robot qualsiasi ma un Robotsapiens, una macchina così sofisticata da evolversi fino a salvare il mondo. Sono le fattezze di Spike che Billie sente complementari. La seconda cerniera sono i libri di viaggio e di poesia che passano indenni alle passioni degli ammiratori, al costo della carta, e alle ripetizioni dei peggiori mondi possibili. Le donne e i libri sono ciò che Winterson salva e ripete in mezzo all’implacabile cupio dissolvi dell’uomo. Winterson è scrittore per il quale la terra promessa, la salvazione e il posto dove tornare sono la donna amata. Se fosse l’amore sarebbe un esercizio di retorica, vieto e già sentito. Invece non è un sentimento ma una persona, qui e ora, da toccare, anzi, alla quale aderire. Sono una purtitana? Una moralista? Una che si perde il bello della vita? Perché voglio passeggiare nei boschi senza dire una parola fino a quando tu non ti volti verso di me e io ti prendo la faccia tra le mani e ti bacio? Non so nemmeno chi sei. Winterson è un grande raccontatore di storie. Riesce a oscurare la sala e a puntinare le pareti di stelle, la si ascolta sempre assorti con grande fascinazione. Se non fosse che, per i suoi lettori, Gli dei di pietra è più eco che racconto, e nonostante alcuni straordinari passaggi sulla maternità e sulla società dell’apparire, nonostante il respiro profondo e quasi Verne di certe visioni, nonostante l’ironia diffusa e postmoderna e l’intelligenza di certe trovate, langue in qualche stanchezza di scrittura e costruzione narrativa che lasciano, se non spiazzati, almeno rammaricati. “Qui non abbiamo leggi, regole, quote razziali: se tu non hai le gambe qualcuno ti dovrà portare, e se non hai le mani qualcuno dovrà accarezzare il cane la posto tuo.” Si alzò in piedi, incombendo su di noi con tutta la sua mole e sogghignando. “Questa è la vita vera, non è uno spettacolo di marionette.” J. Winterson, Gli dei di pietra, Mondadori (2008), pp. 283, € 17,50.

One Response to “Questo mondo nuovo pesa un nanogrammo”


  1. c’è una cosa che voglio chiederti da tempo: ma i “punto e a capo” ti hanno fatto qualcosa? Perché ce l’hai con loro?

    ;-) G.

    ***
    e se fosse horror vacui?
    …e devi vedere cosa mi hanno fatto i punto e virgola…
    grazie gianni ;-)
    chi

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