tanto vale farsi impiccare per un drago che per un uovo

15 luglio, 2009

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HP è cresciuto è vivo nonostante ed è screditato. Nessuno vuole credergli. A lui né a Silente. Voldermort è tornato è a piede libero e come nelle migliori preparazioni delle sciagure, anche nel mondo magico, tutti tentano di accumulare montagne di terra così alte da tuffarci dentro la testa senza eccessiva fatica. L’estate è stata la solita babbana noia a Privet drive, nessuno gli ha scritto e gli zii lo hanno deliziosamente trattato come una madia logora e inaffidabile. Anche se Zia Petunia e il vicinato sono stati una deviazione dalla norma, sorpresa sarebbe troppo. L’estate non lo ha riposato d’esser uscito vivo dal labirinto del torneo TreMaghi con Diggory tra le mani. La solitudine non consola il giovane eroe. Non quanto potrebbe la meritata fama. HP non è più un bambino e i suoi capricci stridono e non è ancora un uomo e il suo coraggio ha i contorni dell’affettazione, della boria ed è a tratti detestabile. Tutti dobbiamo crescere, qualcuno come dice un bel luogo comune deve farlo più in fretta degli altri e il dolore rafforza come la coscienza di una diversità. Fortifica o abbrutisce. L’isolamento l’incomprensione e l’onniscienza pericolosa del predestinato hanno reso Harry irascibile e sospettoso. Anche con Ron, più alto e sicuro di sé, ed Hermione, saggia studiosa e quest’anno pure un po’ irriverente, con la signora Weasley e con Albus Silente che pure spende tempo ed energie per proteggerlo. Nessuno vive nella sua testa ha sofferto quanto lui o affrontato prove insormontabili e sconosciute ai più nessuno gli consola la testa tra le mani quando la sua saetta cicatrice si sintonizza sulle frequenze umorali dell’oscuro signore che non deve essere ASSOLUTAMENTE! nominato. Lord V-o-l-d-e-m-o-r-t. La testa gli scoppia e il sonno non lo riposa, Harry dovrebbe sognare e invece vede. Morte, infelicità, corridoi male illuminati che si aprono su porte scure che nascondono segreti ancora più bui, dolore. Tutto il dolore degli altri ed il suo di cui nessun può rispondere. Nessuno può farsi carico del destino dell’eroe. I ragazzi intorno turbinano intorno innamorati occupati dal conseguimento dei G.U.F.O., adolescenti, curiosi e sfaccendati. La vita scorre ordinaria intorno ad Harry e lui non riesce proprio a farsene una ragione. Di come sia possibile che il quinto anno ad Hogwarts prosegua senza modificazioni uguale a se stesso, che la gente abbia voglia di mangiare, bere, distrarsi, che qualcun possa ancora giocare a Quidditch quando la sua cicatrice è incandescente il suo umore uterino Dolores Umbridge imperversa senza sosta col suo volto da rospo e i decreti ministeriali e il signore oscuro semina disgrazie e morti per raggiungere i suoi scopi. Come è possibile che nessuno sia indignato a sufficienza. Che cosa c’è oltre quel corridoio. J. K. Rowling ci invita col suo spesso mortificato talento gotico a passare un altro anno accademico nell’ Inghilterra multidimensionale bucata da Passaporte e Metropolvere. Scavata di strutture magiche come l’ospedale San Mungo in un vecchio grande magazzino e il ministero della magia sotto una cabina telefonica. Ci guida mano nella mano nei passaggi segreti e nella stanza della necessità introduce massoneria e tribunale dell’inquisizione puntella di eccessi ed errori storici il mondo di Hogwarts che pare uscirne attento assai più del mondo reale. Perché un colpo di bacchetta quando non risolve aiuta. Reparo!  Rowling è una grande incantatrice di serpenti e come tale è pure in grado di evocarli. Striscia di sentimenti comunemente deprecabili- perle lucenti preferibili all’indifferenza- l’animo di tutti.  Purtroppo come avevamo già imparato negli altri quattro frammenti della saga la magia non può proprio tutto. E infatti. Qualcuno muore dietro un velo di incredulità e qualche altro che sedici anni fa è morto per salvare Harry oggi continua a farlo imprevedibilmente, maternamente. Finché potrai chiamare casa il posto dove vive un consanguineo di tua madre, là… L’incomprensione porta rabbia e l’ordine della fenice è un libro pieno di rabbia impotente e, definitivamente, positiva. D’amore e di crescita. Per tutti, dai sei anni in su. Incanta i più piccini, culla i più curiosi e sempre, diverte. J. K. Rowling, Harry Potter è l’ordine della fenice, Salani (2003), € 24,00.

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