La correzione del mondo

25 ottobre, 2009

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Le famiglie esplodono. E molta letteratura corre a descriverne i frammenti, studiarne le cause, inventare palliativi per quelli che rimangono. Feriti e integri. Assaliti o carnefici. La letteratura tenta farmacopee. Poi, con ironia e una penna inclemente come una lametta per eliminare le sbavature di china, arriva Myla Goldberg che, con il suo La stagione delle api, compagno e colto, si attarda a descrivere le interazioni, le situazioni e gli eccessi caratteriali o intellettualistici che danno fuoco alle polveri. La cucina di Miriam Grossman, sposata Naumann, è asettica rassettata, gli avanzi di cibo sono perfettamente riposti in una serie infinita e matrioska di contenitori di plastica, nemmeno un granello di polvere ad increspare le superfici levigate dei fornelli o delle maioliche. Del cibo per il corpo non si butta via niente. E nemmeno del cibo per lo spirito. Miriam non abbandona alla crescita e al cambiamento nessuna idiosincrasia o timore. O aspettativa. Le ricompone per costituire un ordine perduto. Dorme tre ore a notte, ha una testa di ricci pensieri complessi da avvocato impegnato, senso delle proporzioni. E tiene una pallina rosa al centro di una scatola da scarpe. Sotto al letto. Se è di Miriam ci sarà una ragione. Saul Naumann ha un petto villoso e uno studio non insonorizzato dal quale riesce a tenere fuori comunque tutto il mondo. Conosce la cabala canta in sinagoga potrebbe, se volesse, convincere un pinguino a comprare il ghiaccio del suo freezer, ma desidera solo che suo figlio Aaron studi e diventi rabbino e cantore e che sua figlia Eliza. Come mai Eliza non ha nessuna particolare attitudine se non perdersi senza ritorno nelle ripetizioni dei telefilm alla televisione. Ripetizioni. Eliza e Aaron, ognuno nella sua stanza, si ignorano, Aaron è concentrato sulla coltivazione del suo personale rapporto con Dio e attende segni, Eliza tenta di accettare che suo fratello più grande che conosce tutte le mosse e i segreti di uno Jedi viva in realtà ai margini della socialità scolastica. Saul cucina accudisce figli che sono più suoi che della sua concentrata moglie, studia. Poi Eliza scopre per caso, come una “inventio” le parole e infatti. In principio fu il verbo. I principi cambiano le prospettive. Eliza vince le gare di spelling e così in piedi si sente alta finalmente. Saul pensa che è sua figlia, Miriam incredula realizza di non conoscerla ma intravede se stessa a dieci anni e attua un fallimentare tentativo di condivisione, Aaron si sente il principe diseredato e si rende conto di non aver scelto nulla. Perché i principi ereditari sono sempre predestinati. Alla conservazione della specie e alla staffetta del sé. Le prospettive modificano le forme. Aaron, come un mistico urbano adolescente, pensa che quello che ora gli manca sia conservato in una religione diversa da quella paterna. Ancora. Le prospettive traslano le priorità, i fuochi, ad un orizzonte sempre meno raggiungibile. Eliza si dice che si tratta di una versione familiare della simulazione antincendio scolastica o un test di prova di un sistema d’emergenza per affrontare un evento che non accadrà mai. Myla Goldberg con infinita leggerezza ed una scrittura invidiabilmente percepibile stratifica nel suo libro i passaggi di stato di quattro esseri diversi tra loro che si trovano a convivere con legami di affetto e abitudine. Le inevitabili perdite di equilibro, le scosse di assestamento, le cadute sulla terra della nuova realtà dove le leggi di gravità sono stabilite in base al numero dei componenti della famiglia Naumann presenti nello stesso interno. E sono sempre di meno. Galleggiano. La stagione delle Api non è un libro centrifugo però, sarebbe semplice avere un centro da cui deragliare, è piuttosto il diario di bordo divertente e crudele di quanto sia penoso abbandonare la zavorra per arrivare dove si deve. E pericoloso se la zavorra sono persone o banali limitazioni del quotidiano vivere. Levati i sandali perché stai calpestando un suolo sacro. Dopo essersi tolti le scarpe per leggere Myla Goldberg ci si rende conto di quanto queste perdano ai piedi rispetto alla possibilità di rimanerci dentro. La collera è un burrascoso temporale da attraversare di corsa, a testa bassa. La delusione, il cui veleno si fa più intenso e doloroso con il passare del tempo, agisce invece con inesorabile lentezza.

M. Goldberg, La stagione delle api, Fazi (2003), pp. 305, € 16,50.

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