Ecco, parola per parola

1 aprile, 2009

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Le persone che sono state oggetto di cure affettuose non possono immaginare quanta libertà ci sia nell’essere cattive. Un casa alla fine del mondo è un libro che comincia immerso in un alone di perfezione. Un ragazzo, un bambino e un uomo che corrono in macchina, un altro bambino che racconta storie sul vicinato, un uomo grosso e inevitabile come un albero con un cinema che ha sposato una donna con strane idee, una macchina lunga quanto una strada maestra per un’altra vita. È tutto perfetto e a prima vista tutto infrangibile. La storia prende e si accerta con i paragrafi spezzati, che consentono col cambio dell’io narrante pure uno spostamento del punto di orizzonte, e osservazioni minute su particolari scialbi e balbi della vita di ogni giorno che il lettore resti catturato e pensi Succede anche a me. In effetti succede anche a me. Fare una torta una passeggiata aver corso di fianco al muro del cimitero gridando Non aver paura o litigato e scelto per la prima volta un amico. Aver fumato per la prima volta una sigaretta. Prima volta. Bobby e Jonathan si scoprono amici, si scelgono, sono tutti e due di Cleveland e si nascondono dal mondo per leccarsi le strane ferite che la vita gli ha inferto. E sono giovani. Giovani e feriti e giovani e schivi. Si costruiscono una bolla di musica e pensieri e confidenze e da amici diventano quasi fratelli. Bobby ha un padre ma il resto è scomparso, perduto in un gioco di coincidenze che ha aspetti tragici e ridanciani allo stesso tempo e Jonathan una famiglia intera. La mamma di Jonathan cucina come nessuno. Così Bobby che è tozzo scuro e ha l’aria buona rispetto a Jonathan che è biondo segaligno e impallidito dal proprio mondo interiore si trasferisce a casa di Jonathan e diventa un secondo figlio per l’uomo con il cinema e la donna con strane idee. Tutto è un incanto. C’è amore condivisione scoperta. Poi arriva l’università, Bobby non ne ha voglia, vorrebbe imparare a cucinare come Alice, e Jonathan parte per la grande mela. I fili sembrano spezzarsi e i ruoli mutarsi, Bobby vive a casa dei genitori di Jonathan e diventa il figlio schivo e protettivo attento alloppiato dalla sensazione di una famiglia che non ha mai avuto. Non in quell’alone di perfezione che la casa di Alice e Ned sprigiona. Esala. Bobby che è poco più che ventenne è assennato e tranquillo e radicato, radicato, come un settantenne. Alice è inquieta Ned ha il suo cinema Jonathan un’altra vita, la sua a NewYork. Jonathan ha quello che vuole anche se non proprio come lo vuole. Anche la sua idea di vita è guastata dalla perfezione della sua adolescenza. Forse non ci riprendiamo mai dai nostri primi amori. Forse, nella prodigalità della giovinezza, facciamo dono facilmente, e del tutto arbitrariamente, del nostro affetto, col presupposto sbagliato d’averne sempre altro da offrire. Il tempo passa e le storie si ricongiungono, cambia la triade Alice, cede il posto a Clare, e la buona cucina passa il testimone al gusto per gli abiti per l’eccentrico (Volevo una vita tranquilla e una vita scandalosa. Pensate a Van Gogh, cipressi e guglie sotto un cielo di serpenti che si contorcono). Jonathan e Clare vivono insieme ma è solo una impressione. Si amano ma è un amore fuori dalle definizioni. Si sono scelti ma è come aver bramato tuta la vita una sfumatura di colore che ritrovi in un oggetto che non puoi avere. È una condivisione che fonda su una incomunicabilità. Ma sono giovani carini e occupati e non ci pensano. Non ci avrebbero pensato insomma, se non fosse arrivato Bobby. Cunningham è un bravo narratore ed è un osservatore attento, questo romanzo ha una trama intricata ed è lungo abbastanza da avvolgere come una stola le spalle del lettore. Riscalda, fa compagnia. È un libro eccessivo, rintronato di possibilità andate a male e prodromi di ossessioni, scopriamo la nascita delle torte, del pasticcio di gamberi, delle donne piccole e decise che abitano come tarme la quotidianità della provincia e che prima o poi, briciola dopo sbriciola, crollano o la fanno crollare. Da un paio di mesi è nelle sale, con una distribuzione slabbrata e carente, la trasposizione cinematografica di questo libro, la sceneggiatura è dello stesso autore. La figura di Bobby, juke-box delle canzoni e delle emozioni di tutti i personaggi, la fa da padrone e Colin Farrel rende bene l’aria incerta e buona senza sentimentalismi del personaggio. Per il resto, il romanzo con le sue imperfezioni e il suo tradire in parte le aspettative (anche il lettore è viziato dalla perfezione dell’incipit) è indubbiamente da preferirsi alla pellicola. Secondo me.       

Una casa alla fine del mondo, Bompiani (2001), € 16,53, pp. 368.

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J. Saramago, Il vangelo secondo Gesù, Einaudi tascabili (2005), pp. 410, € 12,00. (…) e inoltre il miracolo, proprio il miracolo, non è mica una cosa tanto buona, se bisogna piegare la logica e la ragione intima delle cose per renderle migliori. Un viaggio laico attraverso la vita di Gesù. Lascia senza parole per l’assoluta mancanza d’un concetto qualsiasi di peccato. Crivella di osservazioni sagaci profonde critiche e dolci fino alla commozione la vita del bambino e del crocifisso. Una esperienza mistica nella accezione più umana si può dare a questo aggettivo. Regalatelo, fate proseliti.

 

R. Piumini, L’amore in forma chiusa, Il nuovo Melangolo (1997), pp. 124, € 6,20. lievi trafficari di delizia. Cento sonetti e ce ne vorrebbero trecentosessantasei, per assicurarsi il diletto anche negli anni bisestili. canzoniere d’amore irriverente, divertito e immemore di qualsiasi dispiacere e poi perché è il momento di baciarsi molto.

 

V. Woolf, Tutti i racconti, La Tartaruga edizioni (2003),€ 15,60. Altri occhi per la realtà. Uno specchio è una vita è una strada è un vestito. Fascino riflessi e malinconia sotto le luci dell’albero di natale. Immancabile.

 

G. Bompiani, Le specie del sonno, Quodlibet (1998). pp. 104, € 9,81. Racconti di amazzoni, minotauri, demoni, lucciole e lanterne. Storie di condottieri con le nari piene di battaglia. Sonni di ermafroditi, sospensione di centauri.  E una scrittura schietta, avvolgente, esatta e sognante. Se Natale è con i tuoi, in questo libello i sogni trovano casa.

    

M. Darrieussecq, Una buona madre, Guanda (2002), pp. 150, € 10,00. Puzzle di luoghi comuni e paure semplici e arcaiche sulla maternità il cui compendio è un tondo moderno. Il bebè è il significante e la ridefinizione del mondo a partire dalle parole che sono mugolii. Tanti auguri alle mamme intellettuali in attesa del primo.

 

A. Nothomb, Libri da ardere, Robin (2008), pp. 149, € 8,00. Piece teatrale per tre personaggi rimasti al freddo e tanta carta. Rivisitazione in chiave parolaia del vecchio gioco chi butteresti dalla torre. Arguto come (quasi) ogni cosa su cui la Nothomb decide di mettere la penna è ideale per i topi da biblioteca. È odore di fumo?

 

F. Kahlo, D. Rivera, Doppio ritratto, Nottetempo (2008), pp. 98, € 7,00. Se Diego Rivera è una rana e Frida Kahlo è il risultato di una pittura nativa fatta di ex-voto minuzie e promesse, allora questo amore può essere raccontato solo dai visionari che lo hanno colorato. Intenso e divertito. Compagno e ospite.

 

L. Koch, Al di qua e al di là dell’umano. Studi e esperienze di letteratura, Donzelli (1997), pp. 271, € 19,63. Nella vita di ognuno, fa irruzione almeno una volta l’assoluto, con le sue spietate pretese. Apre i sensi a mirabili percezioni, segna le grandi svolte della storia personale, ma toglie per sempre pace alla realtà di ogni giorno. Anche solo per questo. Saggi epici, scrittura irriverente, pensieri colti e condivisibili. Per questo Natale e per tutti i giorni a venire.       

 

H. DeWitt, L’ultimo samurai, Einaudi, Gli Struzzi, (2002) € 20,00.

Una donna con la sua testardaggine e  un bambino prodigio alla ricerca metodica e appassionata di suo padre. Madre e figlio che si riscaldano nella metropolitana di Londra. Libri, libri e Kurosawa. Un buon samurai parerà sempre il colpo. Nuovo e coinvolgente.

 

H. Kunzru, L’imitatore, Einaudi, Gli Struzzi (2003) € 18,50.

Coacervo di colpi di mano e sferzate di vento. Favola dal linguaggio spigoloso e dalla punteggiatura riconoscibile. Un libro da leggere per avere negli occhi palazzi sfarzosi, miserie millenarie, intrepidi diversivi e una buona storia della buona notte. Ironico e iridescente.

 

J. Eugenides, Middlesex, Mondadori, (2003) € 19,00.

Calliope Stephanides racconta la storia del brutto anatroccolo della paura delle diversità e di  qualcuno che aspetta in una Detroit espansa e industrializzata la punizione di Dio come una bottiglia di latte sulla veranda. Chissà perché viene da chiedersi, no? Eccitante ed eccellente.

 

J. Franzen, Le correzioni, Gli struzzi, Einaudi, Tascabili (2003) € 11,00.

Cinque capitoli densi ironici e leggiadri sulla monade della famiglia e sulla difficoltà del corpo e dei pensieri di demolire abitudini e gesti o semplicemente sfuggire a sovrastrutture. Piccante e risolutore. 

 

F. Marcoaldi, A mosca cieca (1992), pp.51, € 5,00, L’isola celeste (2000), pp. 90, € 8,26, Einaudi, collezione poesia. Colti ritmati guizzanti versi traboccanti senza asfissia di amori di carta punti di vista sul quotidiano e considerazioni sulla vita esenti da limiti di generalizzazione. Ironico e compagno. Davvero un regalo. Per tutti.

 

H. Bloom, Il Genio, BUR (2004), pp.261, € 12,00. Raccolta faziosa (idiosincratica come la definisce l’autore) di cento geni letterari organizzati attraverso un principio cabalistico. Da sfogliare in ogni momento libero dell’anno, giorni di pioggia e bagni di sole per condividere o criticare l’ingerenza della letteratura per la vita. Sublimemente arbitrario.